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La decisione di acquisto o locazione di una casa da parte di un cliente viene formulata nei primi 90 secondi della visita, in seguito per lo più ad un vero e proprio coup de foudre. Questo ci dice che la scelta è un fattore quasi totalmente emotivo e scommetto che ad ognuno di voi, miei amati colleghi, è capitato il cliente che desiderava l’attico ed ha comprato il piano terra, sognava il loft ed è andato a vivere nella casa d’epoca, non poteva rinunciare alla cucina abitabile ed ha scelto una casa con angolo cottura perché aveva però una vista impareggiabile.

La pubblicità ed il marketing più in generale ci hanno insegnato in questi ultimi anni che l’EMOZIONE è il nodo fondamentale attorno a cui girano molte delle nostre scelte : la tanto declamata “piacevole esperienza d’acquisto” , il “marketing ambientale e/o esperienziale” in fondo puntano sul far vivere un’emozione che resti piacevolmente nel ricordo e ci spinga a tornare, a fidelizzarci.

Nel settore del Real Estate è naturalmente l’Home Staging la freccia al nostro arco per creare l’atmosfera atta  a questo, ma mi chiedevo negli ultimi giorni se non fosse possibile EMOZIONARE già dall’annuncio, cioè se fosse possibile creare dei testi che facendo provare una bella sensazione catapultassero in qualche modo il potenziale cliente già nell’esperienza dell’immobile e lo spingessero dunque con più frequenza a fissare un sopralluogo.

In passato ho parlato di come poter creare un annuncio “ricco” (vedi il post qui), concentrandoci sul nostro atteggiamento e cercando di risvegliare in noi lo stupore. Ora desidero offrirvi un nuovo supporto che sto sperimentando da un paio di mesi: quello della mappa mentale. Ho scoperto cos’è una mappa mentale tramite un gruppo di linkedin e ne ho poi approfondito l’uso seguendo questo sito, che vi consiglio di consultare se non sapete di cosa si tratta.

Durante la prima visita all’immobile vi consiglio di creare istantaneamente una mappa mentale con al centro l’identificativo dell’immobile (ad es. l’indirizzo) ed intorno tutto, ma proprio tutto, ciò che notate o che sentite. Ad esempio potete dedicare un ramo alla zona della città ed appuntarvi i servizi, il traffico, come appare la via ecc., un altro ramo al contesto/immobile, specificando se è d’epoca, se è ben tenuto, se è silenzioso, se ha il giardino condominiale ecc, poi naturalmente passate all’appartamento – che sarà probabilmente il ramo più ricco – appuntandovi non solo ciò che vedete “tecnicamente” ma il potenziale, le immagini che il vostro intuito vi suggerisce, da chi potrebbe essere abitato, che attività potrebbe svolgervi e così via. Ad esempio se c’è un grande terrazzo appuntatevi “solarium” o “grigliate con amici” e “amanti giardinaggio”.

Tornati a casa o in ufficio avrete così un quadro completo ed anche se sarà passato del tempo non vi sarete persi nemmeno un particolare. Conservare la mappa vi servirà ad avere sempre tutte – o quasi – le informazioni necessarie. Inoltre, lavorandoci un po’, eliminando gli aspetti marginali o negativi e riordinando con la giusta sintesi gli altri arriverete a scrivere un annuncio testuale, magari un po’ più lungo del solito, ma che comunicherà non solo la composizione dei locali, ma le caratteristiche più affascinanti, gli aspetti che il cliente potrebbe amare, lo stile di vita che potrebbe adottarvi. Tutti gli aspetti cioè che più della struttura puramente architettonica risultano essere la chiave di volta per la scelta d’acquisto: dalla silenziosità, al fascino dell’antico, alla vicinanza con la scuola dei figli, alla possibilità magari di fare musica in taverna o di avere un cane in giardino.

Se diventerete dei cultori delle mappe imparerete ad usare i colori, le immagini, la grandezza dei testi e – chissà – forse potrete anche usare la mappa stessa al posto del testo per descrivere l’immobile ai vostri clienti …

Presto spero di poter postare una delle mie e mi direte cosa ne pensate!

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

A New York City subway train holds 1,200 people. This blog was viewed about 4.300 times in 2011. If it were a NYC subway train, it would take about 4 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

Gli eventi di questi primi giorni del 2012 mi spingono a scrivere il primo post dell’anno necessariamente fuori tema e con un po’ d’amaro in bocca.

È notizia recente infatti la liberalizzazione degli orari di apertura / chiusura degli esercizi commerciali. In pratica negozi, supermercati e centri commerciali potranno decidere autonomamente di dilatare l’apertura al pubblico arrivando eventualmente anche alla formula 24/7 già attiva in alcuni paesi (mi vengono in mente ad esempio i soliti USA).

L’intenzione del governo credo sia volta alla crescita economica: più ore di lavoro dovrebbero forse spingere le aziende ad assumere nuovo personale da una parte, ed i consumatori dall’altra a “far girare maggiormente l’economia”.

Bene.

A parte le domande che possiamo porci sull’effettivo destino dei nostri consumi (aumentando tasse e spese varie avremo davvero i soldi per comprare più roba e magari fare shopping di notte o di domenica?) o riguardanti eventuali nuove assunzioni e di conseguenza i contratti di lavoro che verranno stipulati (esisterà ancora il bonus per il lavoro nei giorni festivi ad esempio?); oltre alla preoccupazione per i piccoli esercizi, quelli magari a conduzione familiare, per cui la concorrenza sarà pressoché impossibile, il dubbio che mi attanaglia è:

Che fine faranno le famiglie?

Vi porto egoisticamente l’esempio della mia.

Mio marito è capo-reparto (in prova) al reparto panetteria di un nota catena di supermercati del nord-italia, che naturalmente si è già adeguata alla nuova legge, imponendo l’apertura domenicale fissa. Premetto che finora già la prima domenica di ogni mese il negozio era aperto e che a negozio chiuso, sempre di domenica, un volta al mese si faceva l’inventario. Perciò normalmente rimanevano solo due occasioni mensili per “fare qualcosa” insieme io e mio marito. Inoltre, nel periodo precedente il Natale e la Pasqua, l’apertura diventava a “ciclo continuo”, domenica inclusa.

Da sei anni a questa parte per me il Natale non è più magia, mistero, amore, momento di unione, ma stress, stanchezza e solitudine.

Pare che dovrò abituarmi a vivere questa condizione tutto l’anno.

I giorni in cui il mio sposo riposerà, io lavorerò; i giorni in cui vorremo fare una gita, lui non ci sarà; i giorni in cui i suoi futuri figli avranno un saggio, una recita, una partita di pallone, dovranno passare in negozio per raccontargli come è andata…

Quale tempo rimane per costruire qualcosa insieme? In quale momento i dipendenti di tali aziende potranno godersi i propri figli?

Questo senza considerare che molti/e colleghi/e di mio marito sono sposati con un/una altro/a dipendente della medesima azienda.

O senza voler approfondire la questione religiosa per cui non possiamo più avere un senso sacro della domenica…

Promettono nuove assunzioni ed aiuti per i responsabili di reparto, ma intanto si incomincia con la forza lavoro già presente e sappiamo bene che poi nella concezione imprenditoriale della cosa “se riuscite a farlo in 10, potete farlo anche in 8”

In definitiva, sono confusa, preoccupata ed arrabbiata.

Non so se questa riforma contribuirà a salvare l’economia del nostro paese. Non ho le competenze né i mezzi per dirlo.

Quel che so è che mi chiede un ulteriore sforzo, questa volta non economico ma psicologico.

So che se già vedevo poco mio marito a causa dei turni di lavoro di entrambi, ora lo vedrò ancora meno e mi mancherà più di quanto non mi sia mai mancato. So che vorremmo avere dei figli e che purtroppo loro sperimenteranno ancor più di me l’assenza. So che quando torni a casa dopo 12 ore di lavoro sei stanco e ti addormenti e così va a farsi benedire non solo la quantità ma anche la qualità del tempo passato con le persone che ami.

So che sarò triste ma non potrò nemmeno dirlo, perché di questi tempi avere entrambi un lavoro è da considerarsi una fortuna.

Dal 1 gennaio 2012 ricorre nella regione Lombardia l’obbligo per tutti gli operatori, compresi i privati cittadini, di rendere nota già in fase promozionale la classe energetica ed il consumo in kWh/mq annuo di un edificio o singola unità immobiliare. Qualunque sia il mezzo pubblicitario scelto, dal cartello sull’immobile al cartello in vetrina, dall’annuncio sui portali immobiliari all’email informativa, bisognerà riportarvi i dati relativi al consumo energetico.

Per i proprietari questo si traduce naturalmente nella necessità di effettuare la certificazione energetica prima di porre l’immobile sul mercato.

Per chi cerca casa questo invece diventa un ulteriore parametro da considerare nella scelta dell’immobile giusto. Un immobile in classe A o B infatti ha una richiesta energetica sensibilmente inferiore ad uno in classe G. In pratica, consuma meno e dunque ci consentirà di risparmiare sulle bollette!

Questo probabilmente si rifletterà a breve anche in un maggiore valore commerciale dell’immobile. È ad esempio il borsino immobiliare della provincia di Como uno dei primi a riportare valori diversi per immobili in classi energetiche differenti, e con tutta probabilità gradatamente tutte le provincie si adegueranno a considerare questo un parametro fondamentale per le valutazioni immobiliari.

C’è anche da considerare però che mentre le nuove costruzioni sono pressoché tutte in classe A o B, la maggior parte del panorama immobiliare italiano ricade in classe G. Cosa possiamo fare dunque per far acquisire valore aggiunto alla nostra proprietà? Possiamo chiedere al certificatore che ha redatto il nostro ACE quali interventi ci consiglia di effettuare, a livello privato o condominiale, per migliorare l’efficienza dell’immobile. Teniamo presente inoltre che di norma il sistema di riscaldamento ed il tipo di isolamento della casa sono gli elementi determinanti il consumo energetico e dunque operazioni anche semplici, come l’installazione di elettrovalvole ai termosifoni o di serramenti a doppi (o tripli) vetri, possono aiutare a migliorare la resa energetica della nostra proprietà.

Eccomi qui!

Appena rientrata dalla 1a conferenza nazionale di home staging svoltasi questo pomeriggio a Milano presso lo showroom di Karisma Home Staging ed organizzata dalla stessa Karisma insieme a Staged Homes e Torino Home Staging.

Numerosi i partecipanti tra i quali home stager professionisti, aspiranti ed altri operatori del settore come agenti immobiliari e…la sottoscritta!

Nella prima parte gli organizzatori hanno presentato nuovamente il ruolo dell’home stager, unito a qualche statistica sui vantaggi di ingaggiare tale professionista per preparare la vendita della propria casa, e naturalmente un po’ di pubblicità ai loro corsi ed alle altre iniziative intraprese. Infine, la presentazione di un piccolo manuale di home staging, forse il primo in lingua italiana, scritto da Emanuela Ricciardi di Staged Homes.

In seguito i partecipanti hanno potuto girare liberamente, ponendo domande ed innescando interessanti discussioni con lo staff.

Personalmente ero interessata a “fotografare” (cos’altro se no?), a 3 anni dall’arrivo in Italia di questa tecnica di marketing, lo “stato dell’arte” attuale, capire di quei 300 stager formatisi durante il 2011 quanti effettivamente siano in attività, con quali modalità, quali siano le principali difficoltà incontrate e come reagiscano agenzie immobiliari e proprietari d’immobile. Purtroppo non c’è stato modo di affrontare l’argomento in fase plenaria ma ho potuto parlarne approfonditamente con Katerina Picasso di Karisma (che ringrazio per pazienza e disponibilità) e ne è emerso un quadro abbastanza fedele a ciò che immaginavo e cioè che per affermarsi in questa nuova professione aiuta molto avere già una formazione da architetto o da designer, ma che bisogna anche fare un importante passo in più e cercare di conoscere al meglio il mercato immobiliare, le interazioni con i clienti, le difficoltà che possono complicare una vendita. Inoltre, può essere molto utile inserire questo servizio in un pacchetto più ampio, che offra la possibilità di richiedere un intervento di home staging, piuttosto che di relooking, o anche di ristrutturazione completa ed in questo senso gli studi di architettura e progettazione sono avvantaggiati. È importante avere già una rete di fornitori ben strutturata alle spalle: persone di fiducia che possano offrirci un buon lavoro a prezzi competitivi (dovremo infatti rigirarli sul cliente e cercare di farlo risparmiare). Anche in questa professione dunque vince chi, finito il corso, non debba improvvisarsi ma abbia esperienza nel settore e una struttura che lo sostenga. A tal proposito potrebbe essere interessante anche valutare lo sviluppo di agenzie in franchising, come accade già in Francia ad esempio con Aveo.

Scopro inoltre con grande piacere che gli agenti immobiliari che si avvicinano ai corsi di Karisma o Staged Homes risultano particolarmente interessati alla parte dedicata alla fotografia e ne riconoscono l’importanza. Questo mi fan ben sperare per uno sviluppo del settore, di cui sono convinta promotrice, e alla creazione negli anni di un sistema di servizi di supporto alla mediazione che veda collaborare gli agenti immobiliari con stagers, fotografi immobiliari ecc.

Rientrata a casa mi resta negli occhi la passione di un centinaio di persone che credono fermamente nel rinnovamento del Real Estate Italiano, l’entusiasmo con cui questi professionisti svolgono e promuovono il loro lavoro, il piacere di aver conosciuto personalmente – tra gli altri – Amy Lentini, presidentessa dell’Associazione Italiana Home Stager, nostro piccolo guru, che ha accolto tutti (uno per uno!) con una calorosa stretta di mano ed un sorriso di vera accoglienza.

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